The Belle of the Ball

7 Marzo - 19 Aprile | MAC di Lissone | A cura di Alberto Zanchetta

Per il MAC di Lissone, Sergio Breviario [Bergamo, 1974] non ha voluto realizzare una mostra vera e propria bensì ha deciso di esporre un progetto in itinere, che idealmente vorrebbe concludersi con la pubblicazione di un volume a tiratura limitata.

Le fotografie esposte al museo nascono a seguito del programma di residenze per artisti Database, il quale ha dato origine ad una esposizione presso il Museo Civico del Marmo di Carrara. Affascinato dai sistemi robotici impiegati per la lavorazione del marmo in campo artistico, negli scorsi mesi l’artista ha scattato una serie di polaroid che mostrano gli impianti robotizzati all’opera o in attesa di essere utilizzati. Lambiccandosi sul “sogno modernista” in cui le macchine eseguono ciò che l’artista può limitarsi a pensare, Breviario ha inseguito le proprie epifanie nei laboratori carraresi, scattando fotografie con una Land Camera 230 che risale agli anni Sessanta.

Sergio Breviario

Mescolando le suggestioni vintage del recente passato con le visioni futuribili del presente, l’artista ne ha ricavato delle immagini – di piccole dimensioni ma ad alta intensità emotiva e suggestiva – che ha rielaborato nel proprio studio, ritagliando forme concentriche che ha poi liberamente incollato per ottenere dei personaggi dalle fattezze stilizzate; per lo più si tratta di Re e di Regine che indossano vistose gorgiere, quasi sempre assorti nella apparizione di fiori o di pianeti che gravitano intorno a loro. Le tavole dell’artista non intendono raccontare una storia, inanellano semmai una sequenza di situazioni in cui i veri protagonisti sono il collage e il disegno. Le opere, collocate all’interno delle bacheche del museo, creano una prospettiva-percorso che ridefinisce l’ambiente espositivo e si avvale di sfere luminose per scandire i ritmi e i volumi dello spazio.

Se lo sviluppo tecnologico nella lavorazione del marmo, dei graniti e delle pietre dure rischia di soppiantare le maestranze formatesi sui precetti della tradizione, allo stesso modo Breviario ha cercato di negare il virtuosismo del proprio disegno; il ductus (e il dilectus che ne deriva) è stato castigato ricorrendo a stencil e spirografi, ottenendo segni grafici ipotrocoidi ed epicicloidi che, ricombinati con gli inserti a collage, creano delle immagini inedite. I formati di piccole dimensioni inducono inoltre lo spettatore ad avvicinarsi e stabilire così un rapporto di attenzione, intimo e diretto, con l’opera cartacea. In questo modo Breviario vuole attrarre lo sguardo all’interno delle bacheche disseminate nella sala e lungo le pareti, dove sono collocate le polaroid all’interno di cornici in legno che mettono in evidenza le proprie venature. Le istantanee, talvolta mosse, tal’altre sovraesposte, restituiscono grazie alle loro “imperfezioni” un sapore personale e irripetibile.