Ipotenusa | una mostra irrealizzabile

Dal 17 luglio al 2 agosto 2015 | Officina Giovani, piazza dei Macelli 4, Prato Inaugurazione giovedì 16 luglio 2015, ore 18

A cura di Federica Forti, Carolina Gestri (ones. office – a non exhibition space), Stefania Rinaldi, con la collaborazione di Francesca Vason (ones. office – a non exhibition space) e con Pietro Gaglianò

Dal 17 luglio al 2 agosto 2015 
Officina Giovani, piazza dei Macelli 4, Prato 
Inaugurazione giovedì 16 luglio 2015, ore 18 
Ingresso libero

Quarta mostra di TU35, dedicata al territorio di Massa Carrara. Ipotenusa | una mostra irrealizzabile è a cura di Federica Forti, Carolina Gestri (ones. office – a non exhibition space), Stefania Rinaldi, con la collaborazione di Francesca Vason (ones. office – a non exhibition space) e con Pietro Gaglianò.

Gli artisti coinvolti sono Andrea Carpita, Alessio Chierico, Amedeo Desideri, Gabriele Dini, Alexis Leandro Estrella, James Harris, Alessia Prati, Carlotta Premazzi, Giuseppe Renda, Giulio Saverio Rossi, e la compagnia teatrale Semi Cattivi.

Ipotenusa è un lato obliquo che non trova il suo angolo retto, una mostra che come un triangolo mancato è nata da una ricerca curatoriale irrealizzabile. Ipotenusa è una mostra utopica che avrebbe dovuto ispirarsi a un’analisi del territorio, quello di Massa Carrara, fortemente caratterizzato da una storia e da una tradizione, ma dove le produzioni degli artisti coinvolti hanno portato – inaspettatamente – a soluzioni indipendenti dallo scenario ambientale storico e culturale di partenza.

tu_35_2

Il lato obliquoè sia la provincia di Massa Carrara rispetto alla Lunigiana, un territorio con i confini ancora da stabilire, sia Carrara rispetto alla montagna che ne condiziona la storia e a cui la città è legata per interessi economici, controverse relazioni con l’ecosistema e un profondo senso di appartenenza. Un legame che le città stanno perdendo a favore della globalizzazione. Gente di tutto il mondo,arrivata per imparare a scolpire, non è mai ripartita. E ancora oggi molti artisti affermati approdano al marmo alla ricerca di quella possibilità di sopravvivenza che è intrinseca all’idea di monumento. La storia dell’arte e tutta la produzione, dal mondo classico alla contemporaneità, si azzerano davanti al blocco di marmo. Tutto si riduce “magicamente” al rapporto dell’uomo con la Natura. L’opera in questo caso diventa essa stessa ipotenusa, tangente al Mondo, a chiudere un triangolo dall’angolo retto. L’opera deve, col marmo più che mai, sublimare tecnica e retorica, a trovare un equilibrio tra concetto e forma, in una ricerca difficilissima.

La particolarità di questa provincia è quella di avere due luoghi principali molto diversi tra loro per cultura e ambizione. Se infatti Carrara anche nella sua attuale fase di cambiamento conserva in qualche modo il sangue anarchico e il fascino del marmo continuamente trasformato Massa vive, fin dal secondo dopoguerra, una contraddizione forte: la lotta per l’emancipazione dal proprio status di paese volgendo lo sguardo verso il progresso. Questa volontà è stata indotta dalla presenza di numerosi stabilimenti come Olivetti, con relativa colonia estiva in stile razionalista, Dalmine ed Eaton.

Massa e Carrara influenzate dalle tradizioni incombenti per vicinanza geografica, della Lunigiana hanno sviluppato una non-identità di terra di mezzo che non permette di delineare comuni denominatori, dando vita a provincialismi ibridi.

Ciò che emerge da Ipotenusa | una mostra irrealizzabile è il metodo processuale che accomuna gli artista in mostra. Una necessità incessante di tradurre codici già assodati con metodi che sintetizzano e destrutturano costruzioni complesse.

tu35

James Harris, Andrea Carpita e Giuseppe Renda tentano una continua ridefinizione di luoghi, opere, materiali e tecniche compositive ormai ritenuti consolidati ed esauriti. Giulio Saverio Rossi porta avanti una ricerca grafica e documentativa traducendo i territori con cui entra in contatto attraverso una modalità ongoing e ripetibile, che apre a numerosi linguaggi come testimonia la sua collaborazione con la compagnia teatrale Semi Cattivi. In Alessia Prati è il suono a essere tradotto in campo visivo sfruttando principi fisici che influiscono sul risultato della performance. Amedeo Desideri invece mira alla riduzione formale nell’assemblare elementi dalle sembianze antropomorfe con geometrie riconducibili a moduli che richiamano la natura pitagorica.

I video di Alessio Chierico, Gabriele Dini, Alexis Leandro Estrella e Carlotta Premazzi, ex allievi dell’Accademia di Carrara che attualmente vivono fuori dai confini toscani o all’estero, svelano e rieditano luoghi e suggestioni presi da opere di registi, compositori e artisti che hanno segnato la storia del cinema, della musica e dell’arte.

Le diverse ricerche sono indipendenti, decontestualizzate e prive di ogni rapporto con il territorio come se l’intento generale fosse quello di “coinvolgere l’immaginazione dello spettatore in una rappresentazione teatrale in cui non c’è scenografia [così come è assente il contesto della provincia] e in cui chi guarda può ogni volta immaginare scenari diversi” (F. Rossi, Semi Cattivi). Questa natura processuale si manifesta anche nel display della mostra dove vengono trasposti gli studi visitati nei mesi di ricerca restituendo un’idea di costante work in progress.

Negli spazi degli ex Macelli di Prato le opere sono svincolate dal contesto presentandosi come nel momento in cui sono state create all’interno dello studio dell’artista. Il pubblico sarà libero di poterle immaginare inserite anche in scenari fortemente caratterizzati o all’interno di cornici istituzionali.

In occasione dell’opening si terranno performance e screening.