“6×9=3” | programma di residenze DATABASE 2014

Settembre 2014 - Febbraio 2015 | Carrara, sedi varie

DATABASE ogni anno lavora in collaborazione con curatori italiani ed internazionali per produrre l’opera di tre artisti invitati in residenza.  

Nell’edizione 2014 il processo di segnalazione delle residenze ha coinvolto sei persone, o meglio tre coppie di artisti e curatori. Ogni coppia ha scelto a sua volta tre artisti italiani o stranieri residenti in Italia. Una segnalazione aperta, con l’obbiettivo di mettere in relazione alcune persone che stanno indagando a differenti livelli il linguaggio della scultura. 

Cecilia Canziani ed Ilaria Gianni, co-direttrici della Nomas Foundation di Roma, hanno segnalato Michela De Mattei, Tomaso De Luca e Ludovica Carbotta

Samuele Menin, artista e caporedattore di Flash Art, insieme a Francesca Cattoi – direttrice del CAMeC di La Spezia e ricercatrice in ambito arte contemporanea, hanno segnalato Luca Monterastelli, Valter Cerneka e Mattia Bosco.

Infine Chiara Camoni e Silvia Vendramel, due artiste che vivono in territorio apuo versiliese, hanno segnalato Sergio Breviario, Alice Cattaneo e Adriano Nasutti Wood

GLI ARTISTI SELEZIONATI PER “6×9=3”

Federica Forti ha scelto i tre partecipanti al programma di artist-in-residence DATABASE 2014. Ludovica Carbotta, Mattia Bosco e Sergio Breviario sono gli artisti invitati a Carrara a partire dal mese di settembre con l’obbiettivo di realizzare nuovi lavori site specific. Le residenze hanno avuto sede presso Palazzo Forti, recentemente aperto all’arte come luogo di studi, alloggi e facilities per artisti. 

Ludovica Carbotta 

Ludovica Carbotta

“Il mio lavoro si concentra sulla relazione tra l’individuo e lo spazio collettivo. Attraverso l’esplorazione fisica degli ambienti urbani, i miei interventi sono rivolti a modificare il paesaggio, documentare la vita quotidiana, immaginare nuovi luoghi.

Per la Residenza a Database vorrei ragionare sull’idea di matrice e impronta concentrandomi sulla forma delle montagne, le Alpi Apuane, trasformate dall’attività estrattiva.

Il marmo estratto non è utilizzato solo per l’architettura e la scultura ma per diversi impieghi che vanno dall’industria edile fino a quella cosmetica. Questa massiccia attività estrattiva è causa di una forte critica da parte di movimenti ecologisti a difesa del patrimonio ambientale perché lo sfruttamento del territorio sembra avvenire, in alcuni casi, in maniera irresponsabile. Nel corso dei secoli, queste montagne e il loro marmo sono stati fonti d’ispirazione per numerosi poeti e altrettanti scultori, che li descrivevano nei loro scritti.   

Partendo dallo studio di queste fonti e dall’osservazione delle montagne mi piacerebbe realizzare dei modelli in scala delle parti mancanti. Si tratterà di re-immaginare la forma naturale della superficie montana creando delle forme ipoteticamente combacianti con la parete di marmo scavata dall’estrazione”.

Mattia Bosco 

Mattia Bosco

La ricerca che faccio parte dal materiale, come già portatore di forma, per me ci sono solo pietre più o meno espressive, e gli esiti non possono essere previsti, l’idea è uno spunto, una partenza da cui iniziare il confronto e il lavoro. L’idea progettuale è solo la prima domanda di un lungo dialogo”. Un’idea che vorrei sviluppare per la residenza Database 2014 è una colonna quadrata formata di elementi tratti da massi erratici o pezzi di scarto di marmo bianco e grigio di Carrara impilate in alternanza come in alcune chiese in centro Italia. Per la realizzazione di questa scultura utilizzerei pezzi di scarto, di cui le cave sono piene, e di nessun (me le hanno sempre regalate) valore. Hanno invece per me, per il modo in cui considero la forma in scultura, un valore formale impagabile, né con il lavoro dell’uomo né con quello delle macchine si possono scolpire le forme che risultano dalla corrosione del tempo, dalla casualità di un urto, dal modo in cui la pietra si spacca seguendo le sue linee di conformazione strutturale, sono come traumi che rivelano la sua storia”. 

Sergio Breviario 

Sergio Breviario

Il marmo è carbonato di calcio. La pietra è solfato di calcio, ha quindi in più rispetto al marmo due molecole di acqua. Il gesso si ricava dalla pietra, la quale viene macinata fino a diventare polvere e poi cotta, per far evaporare le molecole di acqua. Una volta ottenuto il gesso, basta aggiungere nuovamente acqua per tornare ad una stato solido. Il marmo, non avendo in origine molecole di acqua, resta un materiale inerte. Se lo si unisce all’acqua, una volta macinato, non si solidifica. Resta compatto solo fin ché l’umidità non evapora, poi torna polvere”.

“Nel corso di quest’ultimo anno ho sperimentato l’utilizzo di una macchina fotografica: polaroid 230. le sue foto hanno delle caratteristiche precise: prima di tutto hanno un corpo, in quanto escono subito dalla macchina, si “strappano” ed ecco…. foto e negativo; hanno una definizione lontana da quella a cui siamo abituati; sono piccole di formato e, meraviglia delle meraviglie, sembrano non avere tempo. Vorrei fare una serie di foto di questo tipo, aventi come soggetto le macchine e le opere di marmo durante la loro realizzazione. Non un reportage ma delle apparizioni, più simili a dei ricordi mattutini, dopo una notte di sogni. Tali immagini una volta incastonate dentro a lastre di marmo appositamente lavorate, accompagnano una scultura in marmo, in CaCo3, in polvere”. 

La mostra conclusiva: Panta Rei. Tutto si trasforma

Inaugurerà sabato 20 dicembre al Museo Civico del Marmo di Carrara la mostra conclusiva del programma di residenze “6×9=3″ dal titolo Panta Rei. Tutto si trasforma, a cura di Federica Forti.

Un allestimento che apre un dialogo tra la collezione permanente del Museo Civico del Marmo di Carrara, i progetti specificamente realizzati dagli artisti in residenza DATABASE 2014 e le opere in prestito dal Museo Carlo Zauli di Faenza che sono state realizzate in occasione della Residenza d’Artista edizione 2014 – ceramica nell’arte contemporanea, in collaborazione con DOCVA Via Farini (Milano) e Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), sotto la direzione di Matteo Zauli. 

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